di Camillo Semenzato - dell'Università di Padova
La pittura di Antonio Boatto comprende un filone rivolto al tema sacro e uno di opere di carattere mondano. Questa duplice attività si è intrecciata nella sua produzione presentando differenze e affinità che ora embrerebbero capaci di unificarla e ora ne determinano profonde divaricazioni.
Innanzitutto Boatto è un pittore raziocinante, ragionatore, che pensa profondamente sui contenuti e sulle forme. Lo dimostra la sua stessa formazione, seria e basata su impegnative esperienze scolastiche, ma anche autonoma, rivelatrice di una personalità libera e inquieta, che punta molto presto a distinguersi e a rifiutare i compromessi, anche a costo di gravi fatiche e delusioni. Boatto cerca presto una sua strada, una sintesi tra i tanti problemi e le tante emozioni che gli si prospettano, e una volta che ne abbia intravisto il percorso, lo persegue caparbiamente, in una sorta di fedeltà ideale, di impegno a mantenere la parola data.
Ne deriva una certa attitudine ripetitiva e l'istanza a perfezionare, a intensificare, a sintetizzare i propri temi. Tutto ciò ha un risvolto religioso, traduce un'ansia di coerenza, di approfondimento, di fedeltà ideale. Porta nello stesso tempo a risultati di essenzialità, a visioni in cui la regola e il segno, il numero, il simbolo, abbiano una parte prevalente.
Per questo la realtà terrestre dell'esistenza, per quanto viva e capace di accendere i sensi e le emozioni, resta per così dire racchiusa in una sua veste ideale di geometrie, di ritmi, che hanno un senso liturgico, un loro silenzio, un loro raccoglimento, anche quando sono drammatizzati da forzature espressionistiche. Viene da pensare che il tema sacro sia stato fondamentale per Boatto, non solo perchè rivela una sua aspirazione interiore, ma perchè gli permette una pienezza e una elaborazione particolarmente articolata e persuasiva. E' una meditazione non soltanto di carattere filosofico o teologico, ma la presa di coscienza di una dimensione inevitabile, in cui le cose e le passioni devono coincidere nella chiarezza, nella sicurezza di un significato.
E' anche la ragione del simbolismo delle pitture del Boatto che spesso si legano ad un decoratissimo floreale, anche se conciso e assorto, che ci rimanda ad altri tempi, alle estatiche e mistiche interpretazioni di una certa parte dell'arte con cui cominciò il nostro secolo. Su queste sequenze, su queste divagazioni controllate, Boatto poi scaglia improvvisamente l'impeto della sua ribellione o fa sentire il peso improvvisamente insopportabile dei suoi abbandoni. E' il momento in cui si passa dal sacro al profano, dalla visione impegnativa e costruttiva al senso malato o comunque languido e ambiguo dell'esistenza.
Un pittore più smaliziato sarebbe ricorso a queste metamorfosi sul filo di uno scaltrito surrealismo, Boatto ripiega, senza abbandonare la sue responsabilità morali, sul coinvolgimento dei sensi sull'attrazione del peccato. Il colore si riscalda, la linea si fa provocante, un nuovo spirito questa volta diabolico sembra invadere gli spazi che tanto sapientemente e faticosamente l'ordine aveva conquistati. Abbiamo parlato di due filoni, avremmo dovuto parlare di due anime che cercano in lui la pace, una forte della sua riflessione e della sua decisione che tuttavia non riesce a resistere all'altra, negatrice, che la vuole sostituire. Ora è l'una e ora è l'altra a prendere il sopravvento, ma nessuna riesce a riconoscersi con pienezza e a concedere al pittore una scelta definitiva.

