
PREFAZIONE
Per chi di mestiere fa il pittore, lo scultore o è dedito ad altra professione, fregiarsi anche del titolo di poeta, di navigatore o di santo, è un ulteriore conferma della propria italianità.
Pubblicare delle poesie quando tutti le scrivono e nessuno le legge, sarebbe un gesto inconsulto e temerario, se non corrispondesse ad una cogenza interiore di rendere gli altri partecipi dei propri dubbi e sicurezze, angosce e speranze. “Carmina non dant panem”, ché sono il pane: senza la poesia muoiono d’inedia gli spiriti e continuano a muoversi come ombre i corpi. E che dire della parola, questa necessità di aggiungere ai segni, ai colori, alle forme e all’agire in genere, anche lo scritto? Forse la poesia è il migliore approccio alla cosa, il modo più autentico di conoscerla o addirittura plasmarla e comunicarla? Chissà. Certamente disegnare, dipingere o scolpire sono azioni efficaci ma non sufficienti alla trasmissione di ogni forte emozione. Versi rimati o meno, neologismi o parole desuete, ne possono essere un valido sostegno, se tesi alla ricerca di un pertugio verso l’aria aperta della realtà; una lirica farcita di sarcasmo o di autoironia, quali tentativi di evitare il pantano del compiacimento, può ottenere risultati umani ed estetici apprezzabili. Così dicasi di semplici battute e stralci di filosofia buttati lì per scelta o per distrazione (l’effetto non cambia) e inerenti alla morte e al nulla: il nulla della morte o la morte del nulla; o se si preferisce, la morte della morte e il nulla del nulla... Purché salvo, anche se malconcio, l’essere.
Alcuni estratti
Resta se puoi questa sera
ché temporali minacciano
da tramontana; resta se vuoi
a ragionare di cose banali
della vita. La giornata fera
e grama è ormai lontana;
e la vampata è finita repente
nel buio che come lama
ne squarcia la mente.
Pietoso cireneo porto
me stesso per le vie
del mondo; più non regge
il piede reo il cammino
lungo sconnesso e torto.
La notte non cala
col sorgere stracco
del giorno; persiste
la mala recita
del fiacco romanzo.
Alla gelida luce
di lampada al néon
mi vedo smagrito
e bianco come l’ossa
spolpate d’un manzo.

